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Nelle mie zone sono conosciuto come il peggior giocatore di calcio di sempre. Quando entro in un bar, anche a 5-6 km dal mio paese, dicono: “Lo vedi quello? Adesso è anziano, ma ha giocato per trent’anni al pallone, non aveva cognizione in campo. Eppure ha girato 20 squadre tra III categoria e amatori. Dovevi vederlo, a giocare faceva schifo. Non sapeva nemmeno le regole, per cui chiamava il fuorigioco fisso. Non ho mai visto un giocatore peggiore. Era detto l’Asino”. Chi ascolta questo giustissimo ragionamento, a quel punto chiede al narratore: “E adesso cosa fa?”. Narratore: “Mah, sembra che scriva sul Foglio”. Chi ascolta: “Allora siamo a cavallo”.
È un metodo infallibile, funziona nella finanza e nella moda, perché non nel calcio? Provate a chiamare “manager” gli allenatori, “midfielder” i centrocampisti, “president” i presidenti e – vale per Rai Sport – “cross” i traversoni. Ibrahimovic, ad esempio, ha dato uno slap in the face ad Aronica. Sentite la differenza?
Ieri sono stato ascoltato come persona informata sui fatti. Un mio zio risulta indagato per avere truccato la partita (di calcio) Città del Vaticano-Brescello (Re). Come da intercettazione telefonica, dice al capitano del Brescello: “Due a zero va benissimo”. La partita finì cinque a due per il Brescello, per cui dov’è l’illecito? P.S. Poi, scusate, il Città del Vaticano Football club non esiste dal 1965 (allora le intercettazioni non c’erano). Di cosa parliamo allora? Allora, parliamoci chiaramente: due legislature più questa Berlusconi può farle ancora benissimo, è inutile cambiare. Piuttosto, quando Platini molla la presidenza dell’Uefa chi mettiamo?
C’è una costante nelle inchieste che riguardano le scommesse degli ultimi anni: le persone coinvolte sono o ex giocatori, o giocatori a fine carriera, o giocatori che non hanno più speranza di diventare top player nonostante siano ancora in età per farlo. E’ come se odiassero il proprio mondo o per averli fatti fuori o per averli illusi e poi disillusi. Scommettono per rispettare un tenore di vita che è quello di quando giocavano, oppure quello che avrebbero avuto se avessero fatto più carriera. Fanno tristezza, più che indignazione. Fanno pena, più che rabbia.
Corre, vince, segna, fa punti. Vede l’Europa che ha già visto diverse volte nell’ultimo ventennio. E’ vicina, la può toccare. La Champions è un risultato possibile, l’ex Uefa è l’obiettivo più realistico. Ma non cambia molto, non per Udine. Questa è la squadra che ha captato il desiderio del tifoso di provincia: non vuole trionfare, vuole stare al centro del pallone. Non servono medaglie o coppe, serve sapere che ogni anno il tuo posto in tribuna, in curva o sul divano di casa è la certezza di vedere calcio vero, di giocarsela da tripla con chiunque.